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Revista Observaciones Filosóficas


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art of articleart of articleVerso Una Nuova Societa’ Degli Individui: Organizzazione Sociale, Identita’ Personale E Social Network

Dr. Timothy Tambassi - Università di Verona
Sommario
Obiettivo di queste pagine è di ricostruire le tesi di E.J. Lowe sulla natura umana e sullo statuto ontologico della persona, discutendone le possibili ricadute sul piano sociale. Una particolare attenzione è rivolta all’incidenza del virtuale nella realtà umana: in particolare si osserverà come il fenomeno dei social network abbia contribuito a modificare l’idea stessa di socialità, in seguito all’espansione dell’opportunità di contatti offerti dalla Rete, e indirettamente di identità personale.

Parole chiave
E.J. Lowe, Natura umana, ontologia della persona, social network, socialità

Towards A New Company 'OF Individuals: Social Organization, Identity' Personal And Social Network.

Abstract
The aim of this paper is to discuss some of the possible consequences of E.J. Lowe’s thesis on personhood for sociality and social networking phenomenon. In the first part, I analyze E.J. Lowe's position on biological evolution, mind-body relation and ontology of personhood. In the second part, following the explosion of social networking phenomenon, I outline the resulting relevance of such a social context for the identity conditions of persons.

Keywords
E.J. Lowe, Human nature, ontology of personhood, social network, social context

Revista Observaciones Filosóficas - Nº 21 / 2015-2016

– Questo articolo riprende e sviluppa alcune mie tesi avanzate in Il soggetto da un punto di vista ontologico. E.J. Lowe e il dualismo delle sostanze non cartesiano, in G. Miranda, T. Tambassi (eds.), Percorsi nella soggettività, Quaderni della Ginestra 8, 2013, pp. 62-70; L’ontologia della persona. Il dualismo mente-corpo nella proposta di E.J. Lowe, Sapientia 69(234), 2013, pp. 95-126.

Il dibattito sulla natura umana si è arricchito, negli ultimi anni, delle riflessioni provenienti dalla filosofia della mente, in cui le indagini sul rapporto mente/corpo e sullo statuto ontologico della persona sono state progressivamente affiancate da studi volti a mostrare la mutua interazione di ambiente, dinamiche culturali e organizzazioni sociali sull’evoluzione umana. In questo dibattito, E.J. Lowe ha assunto, all’interno di una prospettiva dualista, un punto di vista originale, sostenendo come l’evoluzione umana emerga soprattutto grazie a radicali mutamenti nei modelli di interazione e di organizzazione sociale, piuttosto che a cambiamenti nella struttura cerebrale umana o nella capacità di elaborazione neuronale. Conseguenza di questo è che la nozione di persona sembra svincolarsi dalla propria componente biologica (nonostante quest'ultima in forma minima appaia imprescindibile), e la dimensione sociale diviene così un nuovo paradigma di definizione dell’identità umana, orientando i comportamenti individuali. Obiettivo di queste pagine è di ricostruire le tesi di Lowe sulla natura umana e sullo statuto ontologico della persona, discutendone le possibili ricadute sul piano sociale. Una particolare attenzione è rivolta all’incidenza del virtuale nella realtà umana: in particolare si osserverà come il fenomeno dei social network abbia contribuito a modificare l’idea stessa di socialità, in seguito all’espansione dell’opportunità di contatti offerti dalla Rete, e indirettamente di identità personale. Parafrasando le parole di Maura Franchi, ampiamente riprese nel secondo paragrafo: siamo di fronte al consolidarsi di una nuova società degli individui, che ridefinisce, al proprio interno, la nozione stessa di persona.

1. Natura umana: evoluzione e ontologia della persona


Partiamo con una domanda: è possibile spiegare l'evoluzione umana in termini esclusivamente biochimici? La risposta di Lowe è negativa: l’evoluzione umana non può essere spiegata in termini esclusivamente biochimici. Secondo Lowe, infatti, è piuttosto «l’ambiente in cui vivono gli organismi a determinare le pressione evolutive per l’adattamento e il mutamento: e l’ambiente non può essere spiegato esclusivamente in termini fisici e biochimici»1. Possiamo infatti dire

che le cause prossime della mutazione genetica sono biochimiche, come lo sono i fattori causali prossimi che favoriscono la selezione. Ma anch’essi sono effetti di altre cause – e la catena della causazione può portarci facilmente oltre la sfera biochimica. [..] Sappiamo [infatti] che le menti possono agire sull’evoluzione degli organismi, dato che le attività umane legate all’intelligenza storicamente lo hanno fatto. Non vi è quindi nulla di miracoloso o di esterno alla natura nell’idea che l’evoluzione mentale e quella corporea siano mutualmente interagenti come, nella mia prospettiva, sono mutualmente interagenti le menti e i corpi individuali.2

Più precisamente, secondo Lowe, alcuni progressi non sono stati il risultato di un radicale mutamento nella struttura cerebrale umana o nella capacità di elaborazione neuronale, ma sono emersi grazie a concomitanti mutamenti nei modelli di interazione e di organizzazione sociale - le strutture neuronali delle diverse parti del cervello umano si sviluppano nei bambini solo in risposta ad appropriati stimoli educativi e sociali. Ciò significa che le persone non vengono create attraverso processi biologici, ma grazie a forze socio-culturali, cioè agli sforzi cooperativi di altre persone. Letteralmente, le persone creano altre persone. E la persona che emerge da tale processo è un nuovo individuo sostanziale distinto dall’entità biologica, anche se incorporato in essa. In altre parole:

ciò che rende umano il materiale biologico ‘adatto’ alla creazione di persone non è soltanto una funzione delle caratteristiche biologiche intrinseche di quel materiale insieme con la natura delle capacità psicologiche che gli vanno conferite, ma anche una funzione dei processi creativi a noi disponibili date le nostre particolari limitazioni – benché, in realtà, alcuni di tali vincoli possano venire progressivamente superati attraverso lo sfruttamento di precedenti prodotti della nostra creatività, cioè attraverso lo sfruttamento della crescente eredità socio-culturale, linguistica e tecnologica.3

In definitiva, per spiegare l'evoluzione umana (e più in generale la natura umana) Lowe si trova nella necessità di postulare due differenti domini: uno fisico e uno mentale, rivendicando la non riducibilità del mentale al fisico e viceversa. Più precisamente, la sua posizione, definita dallo stesso autore "dualismo delle sostanze4 non cartesiano", definisce la relazione mente-corpo (o meglio persona-corpo) come un rapporto tra due sostanze individuali distinte, per condizioni di persistenza e criteri di identità, ma non separabili, eccetto in modo puramente concettuale.

According to non-Cartesian substance dualism, it is I, and not my body nor any part of it, who am the bearer of mental properties, just as Descartes maintained. However, unlike Descartes, the non-Cartesian substance dualist does not make the further claim that I am not the bearer of any physical properties whatsoever. This sort of substance dualist may maintain that I possess certain physical properties in virtue of possessing a body that possesses those properties: that, for instance, I have a certain shape and size for this reason, and that for this reason I have a certain velocity when my body moves […]. It doesn’t follow that such a substance dualist should allow that every physical property possessed by my body is also possessed by me, however, for some of these properties may entail that the thing possessing them is a body—and the non-Cartesian substance dualist wants to deny, of course, that I am a body. One such property, for instance, would appear to be the property of being wholly composed of bodily parts, which is possessed by my body but presumably not by me5 (Lowe, 2009b: 68-9).

Il corpo (di una persona) è una sostanza biologica, ossia un organismo vivente (un genere naturale e non un mero ammasso materia o un aggregato di particelle fisiche) governato da leggi biologiche specifiche. La persona, diversamente dal proprio corpo nel suo insieme o da qualsiasi parte di esso, è invece concepita come il solo soggetto di tutti e soli i propri stati mentali (stati che non possono essere né identificati né ridotti agli stati fisici), dalla quale dipendono. Come tale è da considerarsi come una sostanza psicologica – capace di azione (intenzionale), percezione, pensiero razionale e auto-riflessione cosciente – ossia una sostanza (emergente) individuale che appartiene a un genere naturale governato da leggi psicologiche specifiche, irriducibili alle leggi biochimiche dei corpi, e con specifici poteri causali e disposizioni, interagenti con quelli dei propri corpi ma distinti da essi. Tali poteri causali e disposizioni, secondo Lowe, comprendono la capacità di percezione, pensiero, ragione e arbitrio.

biological substances do not possess identity conditions suitable for the attribution to them of psychological powers. When we attribute a disposition to a substance, we imply something about how it will behave in certain hypothetical or future circumstances, and this requires that the attribution be sensitive to the substance’s identity conditions, including its persistence conditions – for it is these that determine which substance, if any, can be identified with the subject of the attribution in the hypothetical or future circumstances in question. When I attribute a power of thought or reason to a substance, I must attribute it to a substance whose identity conditions are such that, of its very nature, it can persist identically through the sorts of changes that are constitutively involved in processes of thinking and reasoning. Thinking and reasoning take time, and it makes no sense to suppose that a single train of thought or reasoning might have different substances as its subject at different times – as though one subject could ‘begin’ a thought and a quite different subject ‘end’ it. Equally, it makes no sense to suppose that different ‘parts’ of a single thought might have different substances as their subject at one and the same time. For this sort of reason, biological substances are ill-suited by their identity conditions to qualify as psychological subjects. Largely, this is because of their highly composite and mutable nature.6

Con questo Lowe non intende negare che il corpo di una persona o parti di esso siano sede di numerosi processi biologici strettamente connessi ai processi psichici di pensiero e ragionamento della persona – né che se il cervello o il sistema nervoso centrale fossero completamente distrutti, gli stati mentali di una persona cesserebbero di esistere. Ma tali processi biologici, benché possano aiutare a spiegare fatti psicologici concernenti quella persona, non possono né essere né costituire i processi psichici di pensiero e di ragionamento, perché né l’organismo nel suo insieme né alcuna parte biologicamente distinguibile di esso possono essere individuati, in un dato momento o nel tempo, come univocamente correlatia ogni particolare stato o processo psicologico, a una molteplicità di stati e processi assegnabili a un unico soggetto.

Suppose, for instance, that I am now wondering about the state of the weather in Vienna. I could engage in that very same train of thought whether or not my body lacked some minor organic parts here or there – for instance, whether or not it lacked my right ear or my left little finger. So my body as a whole is no better qualified than my body minus my right ear or my body minus my left little finger as being, in virtue of the biological processes that it is undergoing, the subject of my train of thought about the state of the weather in Vienna. But we can’t say that all three of these biological entities (plus indefinitely many more) are having those same thoughts, on pain of falling into the very ‘multiple thinkers’ problem of which my sort of substance dualism itself stands falsely accused. None of these biological entities qualifies as the subject of my train of thought in virtue of the biological processes that it is undergoing. And hence we should further conclude that the psychological process in question – my train of thought about the state of the weather in Vienna – is neither identical with nor constituted by any of the biological processes being undergone by those biological entities: for if it were, then, contrary to what we have already just concluded, one or more of those biological entities would, after all, qualify as being the subject of my train of thought about the state of the weather in Vienna.7

In questo senso, né il corpo di una persona nel suo insieme né alcune parte di esso necessitano di esistere perché la persona abbia ciascuno degli stati mentali che di fatto ha, e possono così qualificarsi come soggetti di tutti e soli gli stati mentali di una persona. In altre parole, il mentale non è una proprietà delle entità biologiche che costituiscono i corpi umani, così come la mente, secondo Lowe, non è un fenomeno biologico.

Inoltre, secondo Lowe, le persone non sono entità né necessariamente materiali né immateriali. E benché non ci siano specifiche caratteristiche materiali (fisiche) che una persona possieda essenzialmente, una persona deve possedere essenzialmente alcune caratteristiche materiali, pur rimanendo un’entità distinta dal proprio corpo nel suo insieme o da parti di esso. Secondo Lowe, tutte le caratteristiche materiali ascrivibili alla persona sono tali in quanto ascrivibili al corpo di tale persona, ma non viceversa. In questo senso, per una persona avere un determinato corpo come proprio non significa che essa sia composta dal proprio corpo: una persona, secondo Lowe, è infatti una sostanza semplice, priva cioè di parti costituenti e di criterio di identità diacronica. Significa piuttosto che certe caratteristiche fisiche sopravvengono su quelle di quel corpo piuttosto che su qualunque altro corpo. Percezione e azione consapevole ‘attraverso quel corpo’ sono indicati come i fattori specifici che determinano quali caratteristiche fisiche del corpo appartengono anche a una data persona. Per quanto riguarda l’azione consapevole, ciò significa che certi parti del corpo sono direttamente soggette alla volontà dell’agente: è un fatto necessario che una persona possa muovere certe parti del proprio corpo volontariamente, e non possa muovere volontariamente nessuna parte di un corpo che non sia suo. Per quanto riguarda invece la percezione, ciò significa che si percepisce il mondo dalla posizione in cui è collocato il proprio corpo e che il proprio corpo è percepito dagli altri in modo diverso perché le sensazioni sono fenomenologicamente localizzate nelle parti percepite.

2. Socialità, identità personale e social network

Accettare le tesi di Lowe sulla persona, ossia considerarla come una sostanza psicologica (seppur non separabile dal proprio corpo) e come qualcosa che viene creato grazie a forze socio-culturali, grazie cioè agli sforzi cooperativi di altre persone, significa anche sottolineare la centralità del contesto sociale (dei suoi mutamenti), e nello specifico di altre persone, in tale processo di creazione. Ma di quale contesto sociale stiamo parlando?

I significati attribuiti al termine «sociale» sono tanti, almeno quanti sono i contesti culturali e disciplinari all'interno dei quali esso viene utilizzato (sociologico, filosofico, psicologico, economico, politologico). [...] Il termine (nella forma di aggettivo) rinvia ad un comportamento individuale e (nella forma di sostantivo) a una dimensione sovraordinata all'individuo. Nel primo caso allude al piacere universale della compagnia reciproca che accompagna i giochi dei bambini come le chiacchiere tra adulti. Indica la capacità di sviluppare relazioni, attitudini e comportamenti che hanno come fine buone relazioni personali. Nella seconda accezione, il termine, divenendo sostantivo, evoca la definizione di un patto che ha come finalità la creazione di una struttura sovraordinata all'individuo, la società appunto, con un sistema di regole di funzionamento, un insieme di norme, esplicite e tacite, scaturite dall'interazione tra gruppi e tra individui, ma regolate e codificate al fine di garantire la perpetuazione della struttura stessa. In questa accezione il termine, proprio in quanto rinvia a un patto, richiama una limitazione della libertà di agire dei singoli, in nome di regole, di valori e di norme codificate affidate alla socializzazione e alla istituzioni che ne presidiano il rispetto. Nel primo caso la parola richiama una qualità soggettiva, nel secondo conduce a un vincolo, sia pure necessario. Queste due accezioni trovano una esplicita contrapposizione allorché vengono accostate all'opposizione classica di società e comunità: la prima luogo delle regole e dei vincoli, la seconda luogo della vita quotidiana, delle relazioni, degli affetti, dei legami autentici. In entrambi i casi, va detto, entra in gioco qualche tipo di regole, ma nel primo caso - ciò che riguarda la società - le norme sono solidificate in un patto sociale che dà luogo, appunto, a una struttura dotata di stabilità; mentre, nel secondo - ciò che riguarda gli individui - sono interiorizzate dai singoli, attraverso le diverse forme della socializzazione così da diventare attitudini individuali.8

Ma proprio in questa ultima accezione, appare oggi quanto mai problematico escludere dalle forme di socializzazione quelle che possiamo attuare quotidianamente attraverso le tecnologie del Web 2.0. A tale proposito, in un articolo apparso su La società degli individui intitolato Le tecnologie delle relazioni. Una via individuale alla socialità, Maura Franchi si è chiesta se e come possono incidere tali tecnologie di fronte al consolidarsi di una società in cui le regole della cittadinanza si ritagliano su bisogni di autonomia e sulla spontanea costruzione dei legami, piuttosto che su vincoli aprioristici di appartenenza. L'autrice ha quindi evidenziato come il fenomeno dei social network abbia contribuito a diffondere e modificare l'idea stessa di socialità, associandola all'espansione dell'opportunità di contatti offerta dalla rete.

Le tecnologie intercettano fenomeni sociali, producendone a loro volta di nuovi. Così le odierne forme di socialità nella rete si sono affermate allorché la tecnologia ha offerto la possibilità di scambiare facilmente pensieri, immagini, suoni, informazioni ed esperienze con un numero potenzialmente illimitato di persone, ma anche allorché l'allargamento dei confini spaziali delle nostre traiettorie di vita ha proposto il bisogno di gestire contatti in remoto.9

Ma quali sono le implicazioni delle tecnologie delle relazioni sul piano sociale? Seguendo le riflessioni di Franchi, se ne possono segnalare almeno un paio. La prima è che i social network interpretano la forma flessibile e fluida in cui si esprime oggi la socialità, offrendo un sistema di interazioni infinitamente aperto, con un numero indefinito di persone, spesso geograficamente distanti. Non solo, con la rete la socialità diventa nel contempo una pratica solitaria esercitata con tempi individuali, ma anche misurata pubblicamente. La seconda è che la pratica dei social network si intreccia in modo sempre più esplicito e rilevante con i processi di costruzione dell'identità, anche se, ovviamente, l'intreccio tra socialità e identità non riguarda solo i social network: la costruzione dell'identità è infatti, per natura, un processo sociale, aperto e ricorsivo in cui io personale e io sociale si costruiscono insieme, a partire appunto dai luoghi di socializzazione cruciali.

I social network diventano così una risposta di massa ai cambiamenti intervenuti nei processi di costruzione dell'identità: identità come compito aperto, oggetto di ricerca, processo riflessivo, piuttosto che esito di una trasmissione di significati da parte degli apparati istituzionali. La novità più rilevante è rappresentata dalla messa in scena di tale processo, che diventa pubblico. Identità da questione privata diventa una questione pubblica: non è solo messa in scena, ma è esposta al contributo degli altri, composta dei materiali scambiati attraverso la rete. Tutto questo avviene anche nella vita reale: identità emerge attraverso i legami sociali in un duplice processo di identificazione e individuazione, di somiglianza e differenziazione. Nella rete tale processo si fa in pubblico, attraverso una varietà di scambi di messaggi e oggetti, e attraverso narrazioni biografiche di vario tipo.10

Ma dunque, l'essere la persona che di fatto siamo dipende anche da un post su facebook?




Timothy Tambassi

Dr. Timothy Tambassi is a Visiting Scholar in Philosophy of Geography at Columbia University and a Honorary Research Fellow in Archival, Bibliographical and Library Sciences at the Department of Humanistic Studies of the University of Eastern Piedmont where he works on the construction of a formal ontology which gives account to the geographic knowledge expressed in the Latin Literature by some of its main authors. He earned his Ph.D. in Philosophy at the University of Verona with a dissertation entitled “The Riddle of Reality: E.J. Lowe’s Metaphysics, Ontology, and Philosophy of Mind”.



Citar:

TAMBASSI, Timothy, “Verso una nuova Societa’ degli individui: Organizzazione sociale, identita’ personale e social network”, Revista Observaciones Filosóficas Nº 21 – 2015, ISSN 0718-3712

Recibido: 18 de diciembre de 2015

Aprobado: 20 de febrero de 2016



1

E.J. Lowe, Dualismo delle sostanze non cartesiano, in A. Lavazza (ed.), L’uomo a due dimensioni: il dualismo mente-corpo oggi, Milano, Mondadori 2008, p. 203.

2

Ivi.

3

Ibid., p. 207.

4

La nozione di sostanza qui definisce un oggetto portatore di proprietà, con poteri causali specifici e indipendenti.

5

E.J. Lowe, Dualism, in B.P. McLaughlin, A. Beckermann, S. Walter (eds.), The Oxford Handbook of Philosophy of Mind, Oxford, Clarendon Press 2009. Un altro tipo di dualista delle sostanze ritiene che io sia totalmente composto da parti del mio corpo, pur non essendo identico né al mio corpo nel suo complesso, né ad alcuna parte di esso (cfr. in particolare L. R. Baker, Persons and Bodies, Cambridge, Cambridge University Press 2000).

6

E.J. Lowe, Personal Agency. The Metaphysics of Mind and Action, Oxford, Oxford University Press 2008, p. 169.

7

Ibid., p. 170.

8

M. Franchi, Le tecnologie delle relazioni. Una via individuale alla socialità, La società degli individui 44, 2012/2, p. 124.

9

Ibid., p. 122.

10

Ibid., p. 128.

Revista Observaciones Filosóficas - Nº 21 / 2015-2016




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